Villa La Sorridente - Affascinante e tecnologica
La storia ultrasecolare della villa di San Secondo di Pinerolo oggi sede
del Telework Centre


I terreni su cui sorge la dimora, con le sue dipendenze, vennero in possesso del negoziante Pietro Caramora (nativo di Vigevano, ma residente a Torino) per acquisto da Andrea Cardonat nel 1878; ulteriori ampliamenti della proprietà sono attestati nel 1885 e nel 1895, questi ultimi coincidenti con i nuovi acquisti di Carlo Caramora, figlio di Pietro. La proprietà venne quindi ceduta nel 1931 all’industriale Vincenzo Priotti, pare per una cifra di 400.000 lire dell’epoca. L’atto pubblico di vendita descrive a quel tempo la casa di villeggiatura su tre piani, di diciannove vani, con giardino, scuderia, rimessa e serra per fiori, unitamente ai fabbricati di servizio. Dalla relazione di perizia dell’ing. Carlo Jorio: “Il suo prospetto è a finto legno, il che dà alla costruzione –anche per la forma del tetto- l’aspetto di uno chalet. Al di sopra dell’entrata principale vi è una grande pensilina a vetri a ventaglio”; dieci degli ambienti risultano essere “convenientemente decorati”.

La ricchezza decorativa di interni ed estreni
Traendo ulteriormente spunto dalla preziosa analisi storiografica ed artistica offerta dai dottori Sonia Damiano e Marco Fratini nel testo di recente pubblicazione “San Secondo di Pinerolo – Immagini e Storie di un paese del Piemonte”, dalla descrizione dei mobili predomina la presenza, all’esterno, di elementi decorativi in terracotta, materiale forse prodotto nelle locali fabbriche di laterizi, e di cui ancora si compone la balaustrata di due terrazzi ben visibili dalla strada, di gusto che potrebbe definirsi eclettico, con mascheroni leonini sulle lesene dei pilastrini, ulteriormente decorata da trofei a forma di vaso con frutti, già attestata in una fotografia di Carlo Chiampino del 1929. Parte degli interni, infernotto della cantina incluso, presentano una decorazione di gusto liberty, forse stesa in più campagne decorative, a motivi in prevalenza floreali a intreccio, di più o meno accentuata stilizzazione, quando non a figure femminili e putti alati. Splendida e rara, infine, la boiserie a tutta volta dello studiolo al pian terreno.

L’assetto organizzativo del giardino e gli edifici minori
Le informazioni riguardanti l’assetto del giardino nel primo Novecento sono state desunte dalla descrizione che Clelia, moglie di Vincenzo Priotti, ne faceva ai suoi amici. È presumibile che il giardino si caratterizzasse per una struttura molto simile all’attuale già all’arrivo dei Priotti, nel senso che sia i vialetti interni, sia la distribuzione delle macchie boscate e delle aiuole erano consolidati già da tempo. Semmai, con gli anni, vi fu la volontà di andare ad infittire ed arricchire con nuovi esemplari alcune zone.
Anche la vasca antistante la villa a mezzogiorno, poi scomparsa con la recente ristrutturazione, era già presente nel ’31. Per quanto riguarda invece i numerosissimi esemplari di palme (Trachicarpus fortunei) che caratterizzavano e sottolineavano in maniera forse eccessivamente insistente la viabilità interna fino alla fine degli anni ’90 del Novecento, va rimarcato come essi fossero il risultato di un’incessante opera di messa a dimora da parte della proprietà anche lungo tutta la seconda metà del Novecento.
Nei pressi della suddetta vasca si trovava una voliera a pianta esagonale, ad ospitare varie specie di volatili, ed il parco era abitato di giorno anche da splendidi pavoni, la cui voliera, di dimensioni maggiori, era dislocata a mezzogiorno della serra, verso la scuderia.
Oltre all’edificio principale, nel parco trovano ancora oggi posto altri edifici secondari, fra cui a nord la casa del custode, le rimesse e il “solitaire”, la palazzina dalle linee neogotiche per gli ospiti; a sud la legnaia; a sud-ovest la scuderia, con annesso granaio-fienile e terrazzo ad uso essiccatoio per i cereali, la casa del giardiniere, ed ancora la serra, munita di stufe per il riscaldamento ad aria, fornita anche di bancali con tubi per il riscaldamento dal basso dei semenzai e pianali a gradinata per la protezione invernale dei gerani e dei limoni. Appena al di fuori della serra i semenzai esterni, con i vetri basculanti. Un altro elemento di notevole interesse è rappresentato da un pozzo in marmo di epoca rinascimentale.
La vasca a cui si è accennato prima veniva alimentata a mezzo di acqua proveniente da una sorgente di collina, con adduzione da tubi sotterranei. L’acqua in surplus finiva in un’ulteriore coppia di vasche sotterranee di raccolta, poste sotto il viale, davanti al solitaire, nelle quali si convogliavano anche le acque di gronda degli edifici. Una pompa captava l’acqua da queste vasche e alimentava quindi l’impianto di irrigazione. Un giardiniere, impiegato a tempo pieno, si occupava della gestione dell’intero complesso.

La ricchezza botanica e la notevole suggestione paesaggistica nel parco
Gli esemplari arborei ed arbustivi nel parco, pur gravemente danneggiato da un tornado nel novembre 1980, ricalcano ancor oggi la disposizione a macchie, con il ritmo compositivo dato dall’intersecarsi di tortuosi percorsi inghiaiati, fino a terminare, a nord, in un’area più naturaliforme, sulla scarpata di un piccolo rio.
Tralasciando per brevità la componente arbustiva ed erbacea, molte sono le specie arboree individuabili, con una netta predominanza dei sempreverdi. Fra questi ultimi citiamo i cedri del Libano e dell’Himalaya (Cedrus libani e C. deodara), la camelia (Camelia japonica), i cipressi di Lawson, del Giappone, nostrano e rosso occidentale (Chamaecyparis lawsoniana, Cryptomeria japonica, Cupressus sempervirens e Thuja plicata), la palma (Trachicarpus fortunei), l’abete dalla Cina (Cunninghamia lanceolata), l’agrifoglio (Ilex aquifolium), la magnolia bianca (Magnolia grandiflora), l’abete di Koster (Picea pungens), la wellingtonia (Sequoiadendron giganteum), presente con due immensi esemplari, purtroppo alla fine del loro ciclo vitale, la stranvesia (Stranvaesia davidiana), il tasso (Taxus baccata).
Fra le caducifoglie gli aceri giapponese, riccio e americano (Acer palmatum, A. platanoides e A. negundo), il castagno europeo (Castanea sativa), il faggio (Fagus sylvatica), il frassino maggiore (Fraxinus excelsior), il noce nostrano (Juglans regia), il mirabolano (Prunus cerasifera), la farnia e la quercia americana (Quercus robur e Q. rubra), il tiglio americano (Tilia americana).

Le ultime trasformazioni e la destinazione attuale
Grazie all’ultimo, recente, passaggio di proprietà, Villa La Sorridente - Telework Centre è oggi un esempio di come creare sviluppo abbinando convenientemente la valorizzazione del patrimonio e delle risorse locali alle opportunità offerte dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In quest’ottica, il complesso immobiliare esistente, con le sue pertinenze verdi, è stato trasformato in un vero e proprio parco tecnologico per il telelavoro. Si sono così riunite e lavorano sinergicamente nel Telework Centre di San Secondo quattro aziende dei settori della multimedialità, sviluppo risorse umane e consulenza aziendale: Selene Consulting s.r.l., società specializzata in programmi e finanziamenti europei, INFOR-Consorzio Interaziendale, sviluppa progetti formativi ad hoc e ricerche in diverse aree tematiche dell'organizzazione; gestisce corsi di formazione cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo, dal Ministero del Lavoro e dalle Regioni ed è presente con propri progetti di ricerca e formazione approvati nell'ambito dei programmi dell'Unione Europea, Selene Multimedia s.r.l., specializzata in progettazione e realizzazione di filmati digitali broadcast e in soluzioni per l’e-learning, Telework Team p.s.c.r.l., telelavoro per imprese ed enti pubblici. .

 

 
 
   

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